di TOMMASO VERGA
LA VULGATA STABILISCE che o sei bravo coi numeri o sei bravo in lettere. Quindi immaginarli sodali di penna(C) rischia di apparire impresa fondata all’insegna della disinvoltura. Mentre, controcorrente, Alessandro Alessandrini, già assessore all’Economia di Guidonia Montecelio, e Maria Lombardi, contemporanea ex dirigente delle Finanze del Comune aeronautico, proprio con i numeri e la grammatica hanno preferito illustrare quel che essenzialmente risulta espressione di una personale filosofia.
Costretta a misurarsi («ha fatto i conti» approderebbe verso lidi caserecci) con un avversario per nulla portato alla mediazione, il debito, per di più elevato, condizione che i due civil servant hanno ereditato dallo schieramento di destra composto dai predecessori al governo per sette anni nella più grande città della provincia di Roma per numero di abitanti; la terza del Lazio dopo Latina e la Capitale; la quinta nazionale non capoluogo.
Un arco di tempo nemmeno canonico nella durata perché concluso con la cessazione in anticipo rispetto ai dieci anni previsti dalla legge per due mandati. Conseguenza della decisione della procura di Tivoli, dopo l’arresto di sindaco, dirigenti, funzionari, cui seguì analoga ulteriore restrizione per vicesindaco, altri dirigenti, funzionari e consiglieri comunali. Operazione «Mafia bianca» denominò le retate. La «tangentopoli Guidonia II».

Alessandro Alessandrini e Maria Lombardi
Dopo lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale venne il tempo dei commissari prefettizi: quattro prefetti in municipio per un anno. Con immediato riflesso sul bilancio dell’ente: si conobbe la portata del «rosso», dei «numeri» realmente intesi, accompagnati dall’analisi della cassa. E del bilancio. Sempre in pareggio nel settennato, grazie al consenso dei consiglieri comunali della destra seguaci del sindaco.
A misurar gli effetti, non bastò una partita doppia. Ne occorsero decine di migliaia fino a 45 milioni. Più che un «buco», una voragine certificata sin dai prefetti. Con il ceto politico – non solo quello autore e/o complice delle malefatte – che sbeffeggiava, aizzava sconosciuti creditori del Comune apparentemente dimentichi delle spettanze, in realtà sino a quel momento costretti a sottostare al «modello» costruito sulle (così definite) scelte politico-gestionali.
Il binomio Alessandrini-Lombardi ha innanzitutto ripristinato le regole, riconsegnando la contabilità al libro-mastro entrate e uscite. L’aspetto formale a precedere quello sostanziale, della scelta: il dissesto o il piano di riequilibrio pluriennale chiedendo allo Stato l’anticipo delle risorse attraverso il fondo di rotazione? Semplice, nessuna manovra richiesta per la prima scelta, molto complessa e di medio-lungo periodo l’altra. Quella preferita da Alessandrini e Lombardi. E’ la questione centrale, di «Squilibrati Comuni», il volume composto a quattro mani, su doppia tastiera dal duo. La trascrizione del resoconto delle modalità adottate (con relative interpretazioni), ma non solo.
Il risultato? Si è evitato il default del bilancio cittadino. Che avrebbe prima d’altro comportato l’azzeramento di tutto quanto preteso dai disgraziati creditori. Unico esempio in Italia, per ciò segnalato dalla Relazione 2019 sulla gestione finanziaria degli enti locali da parte della Corte dei conti.
A compito esaurito, Alessandrini-Lombardi sono evasi dalla gabbia messa su dagli antagonisti municipali. Non i deputati di circostanza, dell’opposizione. Quanto dei «loro», elementi della maggioranza 5stelle, insofferenti ai vincoli del piano di riequilibrio; al contrario di parte del Pd, tra i convinti della bontà della ricetta dell’assessore e della dirigente. Comunque una frattura che ha portato allo show down dei saluti irrevocabili. Alla fine, con la decisione dei due di andarsene, Guidonia Montecelio ha rinunciato a risorse certe, a favore di chi non ha voluto apprezzarne capacità unita a competenza e professionalità.
Ancora una volta, caso purtroppo non raro, l’indifferenza per le «necessità della politica» s’è tramutata via via in insofferenza. Si dichiarano «Squilibrati comuni».