di TOMMASO VERGA
E ADESSO SIGNOR SINDACO? Ora che, stando ai resoconti, deve rapidamente trovare una alternativa che sostituisca la «transazione» sul debito accumulato dai padroni delle cave oltreché concludere la trattativa sulle imposte locali passando per la stima del valore venale dei terreni? Tutto a esclusivo beneficio del profitto. Evidentemente, il ricorso al carbone è tornato d’attualità. In tempi di recovery fund si credeva il contrario. In compenso la memoria non cancella Michel Barbet che, in Consiglio comunale, assicura maggioranza e opposizione (l’affabilità delle quali verso i padroni delle cave non si distingue) con «stiamo risolvendo un problema vecchio di quarant’anni». Di questo passo arriverà alla pensione. Con il debito delle cave che, da quando c’è lui, non solo ha mantenuto il «rosso +», ma via via s’è ulteriormente incrementato.
Un mancato introito che ha collocato Guidonia Montecelio al quinto posto della classifica nazionale delle città che nel 2020 hanno contabilizzato una differenza delle entrate rispetto al triennio 2017-2019 per una media negativa del -53 per cento. Una percentuale composta da tributi e sanzioni stradali pari a 12,1 milioni di euro, meno della metà del triennio precedente nel quale l’introito raggiunse la cifra di 26 milioni. Per non ricordare che ci sono aziende morose dal 2002.

Prima di andarsene (ancora un anno) Michel Barbet solleciterà la Tre Esse Italia ad adottare gli atti necessari a recuperare il debito di oltre 33 milioni delle cave di travertino?

Filippo Lippiello

Capace che Barbet – tra un anno se non prima – consideri il + l’indicatore positivo del suo mandato. Tutto ciò nonostante la disponibilità degli ex-grillini a coccolare i debiti: quanto hanno versato le aziende dopo aver approvato il regolamento per la rateizzazione in 7 anni dei “buffi”? in nome della sbandierata “trasparenza”, il sindaco può rendere noto il rendiconto? Ci si chiede – anche se la cosa non lo riguarda – come potrà governare chi gli succederà se il debito che ha superato i 33 milioni di euro (solo per le cave) continuerà ad aumentare? Quali provvedimenti adotterà da qui a fine mandato a beneficio della città? Solleciterà la «Tre Esse Italia» – agente per la riscossione dei tributi di Guidonia Montecelio – ad applicare dal prossimo 30 giugno le procedure esecutive secondo le regole fissate dalle leggi del nostro Paese? Oppure perdurrà nella ricerca dello sconto ai padroni? (una volta l’autore si sarebbe raccomandato: signor proto – che non c’entrava niente –: “sconto” non “scontro”).
Veniamo alle “diffide”. Le quali, alternative fra loro, non consentono vie di fuga. Al protocollo del municipio ne sono state depositate due. Mittenti il CVTR guidato da Filippo Lippiello (ma cosa è diventato il «Centro per la valorizzazione del travertino romano»? dopo aver scritto in passato che «La Tre Esse Italia srl ha avviato negli ultimi giorni una molteplicità di azioni esecutive nei confronti di una pluralità di imprese estrattive che operano nel bacino del travertino del Comune di Guidonia», adesso la ”diffida” per ottenere la transazione sotto altro nome; la Regione Lazio dirà se le recenti iniziative del CVTR sono compatibili con la legge istitutiva dell’ente). Contro, decisamente contro la rinnovata piega presa dagli avvenimenti curati dai padroni delle cave, la diffida di Anna Checchi e Lorena Roscetti, le due consigliere comunali di «Attiva Guidonia».

La Corte di cassazione ha affidato la stima del valore venale dei terreni alla CTR (Commissione tributaria regionale). La quale, comunque, non ridurrà l’importo del debito 

Dalla «diffida» al signor Barbet, sindaco di Guidonia Montecelio, i padroni delle cave attendono la revisione al ribasso del valore venale dei terreni destinati all’attività estrattiva. In base a quale criterio? cos’altro oltre all’aumento dei profitti?
Una richiesta il cui accoglimento da parte dell’amministrazione comunale farebbe a pugni con gli effetti dell’ordinanza del 22 dicembre 2020 della Corte di cassazione, che ha affidato la stima del valore venale dei terreni alla CTR (Commissione tributaria regionale). Si tratta delle conclusioni della causa intentata dalla «Giuliano Conversi e figli» alla Tre Esse Italia. Per seguire le volontà del CVTR, il sindaco dovrebbe altresì “dimenticare” la diffida del 20 gennaio 2021 delle consigliere Checchi-Roscetti sul valore venale dei terreni. Con tutte le conseguenze derivanti.
Ma perché i padroni delle cave non vogliono attendere la/le sentenza/e della CTR? Non si conosce il perché ma si deve dedurre che ritengano il giudizio della CTR non favorevole alle loro attese (altrimenti sarebbe il contrario messier De Lapalisse). Non tanto (o non solo) per l’importo delle tariffe a venire, quanto per il fatto che sognerebbero la retroattività tanto anelata, che non verrebbe nemmeno presa in considerazione. Ammettiamo pure che la CTR riduca l’Imu. L’eventuale “taglio” si applicherebbe per il futuro. I 33.300.000 € di debito le cave debbono comunque sborsarli. Per non dire d’un altro potenziale effetto, che orecchie aduse al frusciar di quattrini non intendono neppure immaginare: e se la commissione tributaria ritenesse i 54,75 € non adeguati? Se la conclusione fosse un aumento dell’IMU e delle altre imposte locali?
Quindi bando alle attese, serve un atto del Comune. “Saltata” la transazione (per il fuggi fuggi dei funzionari designati a sottoscriverla… ) si è passati alla “diffida”.

Si è dimezzato il numero dei partecipanti riuniti attorno al «tavolo delle corporazioni» nel palazzo comunale; in fondo, Michel Barbet

Ma come il trio Elisa Strani-Michel Barbet-Nicola Sciarra (in ordine di convinta adesione alle attese dei padroni delle cave) dovrebbe esaudire le richieste avanzate dal signor Filippo Lippiello, presidente del CVTR?
Formalità a parte, restiamo sulla sostanza: a quanto dovrebbe ammontare la nuova tariffa? La “diffida” ne fa solo generico cenno. Riesumando invece le formule avanzate nei ricorsi ma respinte dalla Cassazione con il rinvio alla Commissione tributaria – fanno fede inoltre le interviste dei vaccinologi del travertino –, per dirla tutta obiettivo dei 9 (la metà di quelli elencati nel precedente penultimatum che sarebbe scaduto il 15 febbraio) è la delibera della giunta comunale 174/2008, sindaco Filippo Lippiello, mai approvata dal Consiglio comunale di Guidonia, . Che, par di capire, i richiedenti vorrebbero Michel Barbet sottoponesse adesso al parlamentino cittadino. Per ottenere una imposta Imu pari a € 7,82 mq. Inferiore a quella dei terreni agricoli.
E’ a questo punto della contesa che le consigliere comunali di “AttivaGuidonia” hanno avanzato la diffida. «Mirata». Contro la riesumazione della delibera della giunta di Filippo Lippiello del 10 settembre 2008, la numero 174. E non soltanto per la mancata approvazione del Consiglio comunale, quanto perché alla riunione Filippo Lippiello era presente e ha votato per l’approvazione della tariffa. Ridotta del 90 per cento rispetto all’originale dell’anno precedente. Per Loredana Roscetti e Anna Checchi (chissà come l’appellerà stavolta Elisabetta Di Maddalena) ciò configura un conflitto di interessi «di scuola», pienamente descritto dalla normativa: l’art. 78, comma 2, del d.lgs. n. 267/2000 dispone che «gli amministratori di cui all’art. 77, comma 2, devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado».
Indirizzata anch’essa al sindaco Michel Barbet, alla giunta, alla segretaria generale Livia Lardo e al dirigente dell’Area II Niccolò Roccolino, la diffida Roscetti-Checchi vuole «la revoca della deliberazione di giunta comunale n. 174 del 10 settembre 2008, con efficacia ex tunc, per sanare la correttezza e la legittimità dell’atto»; «la presente ha valore di diffida e di messa in mora» la conclusione. Riprendiamo da capo: e adesso signor sindaco?