di TOMMASO VERGA
«CONSAPEVOLE DELLA PROFESSIONE FORENSE e della sua funzione sociale, mi impegno ad osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato per i fini della giustizia ed a tutela dell’assistito nelle forme e secondo i princìpi del nostro ordinamento»: così l’esordio di ogni avvocato nella professione. Formula che dovrebbero adottare i partiti politici, in particolare quelli di Guidonia Montecelio. In campagna elettorale, tutti avvocati dei cittadini. Ora, nella città – senza perder tempo ad appellarsi agli ex 5stelle –, non una forza politica s’è espressa in merito alla «trattativa Comune-padroni delle cave del travertino» avente per oggetto la transazione del debito arretrato. Parliamo di € per 26-27 milioni in tasse e tributi sottratti alla città. Alla quale verrà versata l’elemosina di 3-4 milioni. Elevatissimo il rischio di default delle casse comunali.
Le forze politiche? Dalla destra ad altrove occorre «arguire» per sapere cosa ne pensano. Ammesso che pensino qualcosa. In fieri l’accusa è «tradimento».
L’ORDINANZA DELLA CASSAZIONE ANNO 2005 _ Perché un debito di una trentina di milioni? Come è stato accumulato? Stando a quel che risulta, il passivo delle cave del travertino prende corpo circa dal 2002. Controprova l’ordinanza della Cassazione numero 7987 contro la «Travertini Caucci spa», pubblicata il 25 gennaio e depositata il 21 marzo 2019. «La controversia ha per oggetto un avviso di accertamento con cui l’Agenzia del territorio ha contestato l’omesso versamento dell’Ici per l’anno 2005 – si legge –, oltre sanzioni e interessi con riguardo a sei lotti di terreno, con destinazione industriale estrattiva».
Gli atti ufficiali dell’amministrazione comunale di Guidonia Montecelio rispetto al «valore venale» dei terreni delle cave del travertino per valutare l’Imi/Imu risalgono agli anni 2007 e 2008. Una prima delibera del Consiglio comunale fissò l’Ici (oggi Imu) a 54,75 euro al metro quadro. Cifra che venne modificata a 7,82 € al mq nel 2008 da una proposta contraria della giunta cittadina.
Se la memoria non tradisce, l’atto della giunta sollevò polemiche già allora. Poteva una delibera di giunta modificarne una del Consiglio? (sindaco, assessori e dirigenti attuali hanno verificato?).
UNA DELIBERA DI GIUNTA MAI RATIFICATA _ Altro tema controverso. Ci si chiede come si possa oggi richiamare la delibera di giunta del 2008, la quale non venne mai ratificata dal Consiglio comunale. Anche la giunta e il sindaco ex-grillini – e i dirigenti dell’ente – dovrebbero sapere che in materia di tariffe, tributi e tasse locali, l’organo competente (per legge) è il Consiglio comunale.
Fatto altresì curioso è che nessuno dei contemporanei trovi da ridire. Non un partito, nemmeno uno, pronto alla critica immediata di ogni azione della giunta Strani-Barbet. Tutti in silenzio altrimenti si arrabbiano i padroni delle cave del travertino? Si profilano pene corporali?
Da ultimo, nella giunta del 2008 coincidevano il sindaco, il capo delle aziende estrattive e il presidente del Centro per la valorizzazione del travertino romano, tutti nella persona di Filippo Lippiello. Altra materia per gli avvocati difensori dei cittadini.
Comunque, nonostante tutto, dall’inguacchio se ne può uscire. Adottando un provvedimento che contenga una soluzione che non discrimini, che effettivamente renda uguali tutti i cittadini: adottare il condono per l’intera città. Si dirà che non è possibile, che le finanze cittadine ballerebbero, che il Comune – questo è vero, ma soltanto per alcune categorie a quanto si nota, per altre è vietato – non ha la potestà di decidere un “condono”. Potrebbero sortirne conseguenze? Sicuramente. Argomento che non appare così risolutivo, importante. Perché effetti sgradevoli per i partecipanti al Monopoli non mancheranno, ne siano certi. Tanto vale distribuirli per la città. Almeno anche qualcun altro sarebbe solidale.