di TOMMASO VERGA
UNA “RIVOLUZIONE” COME QUELLA DI PIETRALATA si può contenere in un comunicato-stampa che nemmeno corrisponde agli interrogativi insiti in un progetto di tale portata? «A Pietralata va Tecnopolo, c’è spazio anche per stadio – fatta una prima istruttoria» la risposta che forse voleva essere tranquillizzante di Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, ad Askanews.
Attraversato dalla Nomentana e dalla Tiburtina, su quel lato della Capitale, si sta costruendo una città radicalmente diversa dall’originale. Che andrà a sconvolgere usi e costumi consolidati. Adoperando il buonsenso come non avvertire la necessità di riunire attorno a un tavolo i protagonisti e discutere insieme come gestire le trasformazioni che si intendono apportare? Un tavolo nel quale ci sia posto anche per quelli del tutto esclusi dall’incontro non solo sullo «Stadio della Roma» ma anche sulla creazione di Technopole.
Ovvero, il centro di ricerca promosso da sette università: La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Luiss, Tuscia, Cassino e Campus biomedico; e da 4 istituti di ricerca: Cnr, Enea, Istituto nazionale di fisica nucleare e Istituto superiore di sanità.
Da precisare che a Pietralata, i “lavori sono in corso” da almeno un anno per la costruzione della «Defense» romana, il quartiere che dovrebbe ospitare 13 grattacieli, in quanto tale omologo nelle intenzioni del quartiere parigino dei grattacieli (a Roma alcuni già terminati e in utilizzo) preso a paragone dall’ex sindaca grillina Virginia Raggi, intenzionata a creare l’alter ego del celebre canton della Capitale francese. Anche oggetto della delibera di giunta “Polo Est”, approvata il 20 agosto del 2021 dalla prima cittadina grillina.
I totalmente ignorati? I sindaci di Guidonia Montecelio, Fonte Nuova, Tivoli, Palombara Sabina (per citare gli enti locali maggiori); la Asl Roma5. Tutti prim’attori, titolari addirittura delle vie centrali dell’area, ignorati da Roberto Gualtieri, nonostante indossasse le mostrine di sindaco della Città metropolitana.
Un deja vu; meglio: un’abitudine. Perché non risulta che Gualtieri abbia espresso riserve sull’utilizzo a discarica del Parco Archeologico dell’Inviolata, oltraggiato dai predecessori dell’odierno primo cittadino capitolino che comunque non ha posto riserve nel deliberare a favore degli interessi di Roma in tema di monnezza.
Che ne pensano i partiti? Interpellanza inutile, figurarsi! Sicuramente conoscono il problema sin dalla nascita, mentre è tutt’altro mestiere trovare coraggio e modo di dire a Gualtieri quello che pensano o che il sindaco dovrebbe fare.
ALLA FINE ARRIVERA’ LA PALLONATA?

«E’ UFFICIALE», lo stadio della Roma avrà una capienza da 60 a 65 mila posti. Preoccupano gli effetti che deriveranno da queste quantità di persone in termini di vivibilità e di mobilità nell’area. Per di più con un ingombro che non interessa come un tempo soltanto la domenica, ma tutta la settimana visto che il calcio si manifesta con calendari permanenti non sottoposti a limitazioni di alcun tipo.
PIETRALATA E LE COMPATIBILITA’ CON LO SDO

PONIAMO IL CASO fosse presentato a Valle Giulia un elaborato titolato «tranquilli, a Pietralata c’entra tutto». Con assoluta probabilità,, uscirebbe l’autore, senza neppure il minimo 18.
Perché si presume che con oggetto il versante della città collegato alla provincia di nordest, la commissione d’esame si soffermerebbe anzitutto su «ma il gran daffare che investe l’area Tiburtina-Pietralata è compatibile con il disegno del nordest capitolino di Pietro Samperi, l’urbanista autore del Prg di Roma del 1962, con l’asse attrezzato di Luigi Piccinato, con la tangenziale est di Kenzo Tange?».
Perché infatti è inevitabile cercare di valutare come si conciliano le vagonate di metri cubi che si stanno versando in quell’area, con il “modello di città” che secondo il programma definito SDO intendeva redistribuire pesi – in particolare quelli impropri per una Capitale –, competenze, servizi, in maniera equilibrata. E’ pur vero che Gianni Alemanno lo SDO l’ha cancellato, ma il compito di una forza che si dichiara riformista come il PD di Roberto Gualtieri, rimane quello di impedire che si riversino sulle persone e sui territori gli effetti di tale decisione. Figurarsi se addirittura patrocinarli come invece risulta.
Al caos invece non potrebbero sottrarsi Fonte Nuova e Guidonia Montecelio. Le quali, in un contesto come quello descritto, diventerebbero le borgate della periferia di Pietralata, utilizzabili per la fornitura di forza-lavoro e di latifondi – benedetti dai palazzinari – per la costruzione di abitazioni e servizi necessari via via per chi è occupato a Pietralata (si pensi che nel proprio grattacielo collocato nella Defense, l’Istat ha deciso di raggruppare tutti i suoi dipendenti decentrati nelle sedi romane: 2493 unità). Una revisione degli assetti – la «striscia» delle aree utilizzabili va da Corcolle alla Nomentana – renderebbe la vita difficile anche a Tivoli, visto che, raggiungerla, costituirà un enorme problema, sia da parte dei residenti ma anche per le comitive di turisti indirizzate alle ville.
“UNA VITA DA PENDOLARE” (PURCHE’ VELOCE)
LE “PROMESSE” PER LE “AMMINISTRATIVE” di Guidonia Montecelio ribadite per le “politiche” del 25 settembre (verranno ripetute sicuramente per le regionali del Lazio delle quali non si conosce la data), si fondano soprattutto sulla mobilità (ovviamente avrebbe scatenato il sarcasmo dei tiktokkisti la promessa di continuare i lavori dell’ospedale di Cesurni).
Ci fu un tempo in cui tra Guidonia Montecelio e Tivoli (e Castel Madama) si raggiunse una ”intesa sull’utilizzo di risorse proprie del comprensorio tiburtino. Filosofia di un programma che avrebbe favorito non solo la crescita dell’occupazione ma anche una scelta che avrebbe dovuto invertire il ricorso all’utilizzo del sistema viario e di trasporto «romanocentrico»; una strategia concordata tra imprenditori e sindacati, politica e amministrazioni comunali, con qualche sostegno “esterno” come quello della Provincia di Roma.
Il punto più alto di tale «programmazione contrattata» fu indubbiamente l’approvazione del “Prusst dell’Asse tiburtino – Fata viam invenient” (Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio), in particolare la decisione relativa alla creazione della «città termale» tra Tivoli, V Circoscrizione di Roma, Guidonia Montecelio e Castel Madama. La conclusione condusse invece, inopinatamente, alla privatizzazione parziale della Spa pubblica che tarpò il progetto e tutte le possibilità di crescita. E dire che il “Fata viam invenient” venne considerato il migliore della Regione Lazio. © RIPRODUZIONE RISERVATA